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Ospedali senza memoria

Nell’isola del ‘700 erano presenti 168 ospedali, tra grandi e piccoli, di cui 20 erano od erano stati retti dai Fatebenefratelli (di questi ultimi nel secolo XVIII ne esistevano soltanto 15. Nel 1783 i frati mantenevano attivi soltanto gli ospedali di Castrogiovanni e Noto; nel 1832 i loro dodici conventi ospitavano 29 sacerdoti). Una parte di essi, ben 33, furono in realtà enti che dispensavano a domicilio assistenza od elemosine ai vecchi, alle vedove, ai proietti, ad ammalati cronici poveri. Nel 1856, Gioacchino Di Marzo, nelle sue annotazioni finali al celebre libro del canonico Vito Amico Dizionario Topografico della Sicilia, riporta 113 ospedali dislocati in 99 Comuni.

E’ rilevante, inoltre, come la maggior parte degli ospedali dell’isola in età moderna siano stati fondati con risorse di privati cittadini.

Oggi di molti di essi restano soltanto archi e cantonali di pietra. Ci sono ospedali di paese senza più memoria o la cui esistenza si è perduta nella notte dei tempi [Assoro, Bisacquino, Burgio (1602), Calascibetta, Caronia, Francofonte, Giuliana, Licodia sopra Vizzini (ospedale della SS. Trinità), Monforte S. Giorgio, Prizzi (ospedale San Leonardo), San Fratello, S. Lucia del Mela (ospedale San Michele con annessa chiesa), Savoca, Sortino, Vita (ospedale S. Giuseppe), etc].
Per altro verso si riscontrano toponimi sopravvissuti al tempo predone. Sono tutt’oggi presenti in paesi che apparentemente non hanno una storia di ospedalità riscontrabile nella recente memoria collettiva locale. Comunque, una storia resta ipotizzabile se consideriamo il loro passato medievale o il successivo periodo sotto il ricorrente dominio baronale.
Queste fragili e modeste strutture sanitarie sono state inghiottite, nell’arco di poche generazioni, dai debiti delle loro amministrazioni, dai fallimenti delle rendite rusticane e immobiliari, dalle carestie, dalla fame di abitazioni indotta da una irrispettosa evoluzione demografica. Uno dei problemi più ricorrenti era quello dei crediti vantati nei confronti di affittuari, gabelloti e concessionari enfiteutici. Il loro accumularsi causava sofferenze nell’amministrazione degli ospedali che si traducevano nell’impossibilità di erogare servizi e somministrare medicamenti agli ammalati e, da ultimo, nella chiusura temporanea dei ricoveri. Le amministrazioni comunali raramente potevano venire in aiuto delle rettorie ospedaliere perché a loro volta povere. Pertanto la sopravvivenza o meno di un piccolo ospedale di paese era funzione e riflesso della condizione economica generale di un territorio. Numerose sono le cause giudiziarie che si incontrano nelle carte d’archivio ottocentesche, spesso intentate dai deputati-rettori contro esponenti della nobiltà che evitavano con ogni scusa di pagare i canoni enfiteutici dovuti alle amministrazioni ospedaliere. Gli antichi feudatari dilapidavano incautamente le loro entrate e, a loro volta, erano indebitati verso terzi.

Un elenco di questi paesi è il seguente:
- Assoro: la via Ospedale è una lunga e stretta via a valle dell’antica Chiesa Madre dedicata a San Leone (sec. XII) e del palazzo della Signoria o palazzo dei Valguarnera (conti di Assoro), in riferimento ad una piccola struttura mantenuta da un legato di ospitalità, oggi non più esistente ma ancora attiva all'inizio del Novecento.

- Basicò: la via Ospedale è una stretta via nella parte medievale del piccolo paese di dominio feudale (foto) [il toponimo vive senza un’apparente ragione, se non per la presenza in paese di una baronia, di un castello diruto, di un piccolo palazzo baronale (sec. XVI) e un celebre monastero di Clarisse fondato nel 1310].

- Buccheri: L’istituzione dell’ospedale di Buccheri è antichissima. Dal rivelo del 1474, conservato presso l’Archivio di Stato di Palermo, si parla di un quartiere detto della Misericordia per la presenza della chiesa omonima. Chiese come questa erano legate a istituzioni benefiche quali i Monti di Pietà e gli ospedali. Essa si trovava nell’area dove insiste oggi l’edificio dell’ospedale (quartiere della Matrice) e dove ritroviamo l’altra chiesa del Monte di Pietà o della Carità. Che l’ospedale e la chiesa della Misericordia fossero contigui si ricava da un documento del 1579: un rogito notarile relativo alla locazione di una casa (regesto del documento presso l’Archivio di Stato di Siracusa con data del 10 febbraio 1579, agli atti di notar Calafato Pietro): Natale Mazzone e Marziano Mallo come tesorieri e procuratori del Monte di Pietà gabellano per 9 anni a Sebastiano di Bernardo una “domuncula” propria di esso Monte di Pietà esistente di “fronte di lo Hospitalie confinanti cum la ecclesia di S. Maria della Misericordia.Per localizzare in modo preciso tale struttura ospedaliera ci serviamo di un altro documento, agli atti di notar Verga di Buccheri, recante la data del 27 settembre 1624, in cui si legge di una vendita di casa sita in contrada “di la Misericordia seu della Strata grandi” (attuale via Vittorio Emanuele che taglia il quartiere appunto dell’Ospedale; se ne discosta di appena 20 metri). Dunque l’ospedale e la chiesa della Misericordia erano uno di fronte all’altro in uno spazio ridottissimo.
Il piccolo edificio dell’ospedale diede il nome alla contrada dell’Ospedale, della quale alcune citazioni sono presenti in rogiti notarili:
1)       notar Giarratana Giovanni Luca, in data 10 dicembre 1560: Marco Barberio possiede una casa in tre corpi cioè “sala camera e cuchina” in contrada di lo Spitali;
2)       notar Giarratana Giovanni Luca, in data 20 ottobre 1573: Francesco Macza vende una domuncula in contrada “di lo Spitali” confinante con le case di Marco Barberio e di Martino Mancuso.
Nel 1572 è attestata la presenza della Confraternita della Carità costituita presso la chiesa della Carità o dello Spedale o chiesa di S. Maria dello Spasimo o del Monte di Pietà (cfr. nell’Archivio Diocesano di Catania la “visita pastorale” del vescovo a Buccheri in data 1574, pag. 54 e segg.) e aggregata all’ospedale. Essa aveva compiti assistenziali e caritativi e insieme di carattere genericamente “sanitario”, compiti sanzionati nel bilancio del 1584 quando l’università di Buccheri assegnò 15 onze ai procuratori, per assistere i poveri indigenti; fra l’altro si occupava di sorvegliare il deputato frumentario nella distribuzione del grano ai poveri. Poco distante (15 metri) dalla chiesa della Carità vi era un’altra chiesa detta della Trinità o di San Giovanni (su cui si ricostruì la nuova Matrice dopo il terremoto del 1693) e di fronte all’ospedale sorgerà poi la chiesa del Carmine tuttora esistente. Nella chiesa dell’Ospedale si riuniva il Consiglio civico a sottolineare il carattere “civico” della chiesa.
La chiesa dell’ospedale fu demolita intorno al 1788, ma non l’ospedale stesso che sopravvisse al terremoto del 1693, come informa il parroco Sebastiano Mallo in una lettera al canonico Tommaso Angelini del 12 nov. 1788 (Biblioteca comunale di Palermo Ms. Qq H 121, n. 7): L’ospedale ch’era andato da perdersi in oggi par che cominciasse a risorgere perché si è dato di mano a fabricare alcune camere, e al di sotto con un recinto per commodo de’ poverelli. Prima l’introito giungeva quasi ad onze cento, ma doppo il terremoto del 1693, demolite alcune case sopra de’ quali erano le soggiogazioni, si perdette perciò il capitale ed ora è il suo rendale ad onze 30 circa.
Con la legge soppressiva degli ordini religiosi (1866) l’ospedale fu trasformato in “Opera Pia Spedale” per amministrare i lasciti e il patrimonio (col tempo ridotto al lumicino) dell’istituzione. Presso l’Archivio comunale esistono le carte dell’Opera Pia. Oggi l’edificio ospedaliero è proprietà comunale (come nel passato) ed è sede del Comando delle guardie municipali.
(Si ringrazia il Prof. Luigi Lombardo, per le informazioni e il testo fornitici).

- Caccamo [ducato degli Amato (1646-1813) poi dei De Spuches (1813-1963)]: la via Ospedale vecchio ed il cortile Ospedale vecchio sono toponimi che stanno ad indicare una via ed un cortile intorno ad un’antica struttura ospedaliera costituita da un corpo di fabbrica a due piani (foto) e numerosi cantinati, tutt’oggi esistente ed attiva fino agli anni ’50 del secolo scorso (12 posti letto nel 1954).
L’ospedale di S. Spirito (foto) fu fondato nel 1594, al tempo degli Henriquez-Cabrera (1480-1646), accanto alla chiesa di S. Spirito o di S. Pietro (vedi iscrizione sotto il timpano della facciata: Tu es Petrus et super hanc petram edificabo ecclesiam meam, 1511), appena sotto la piazza del Duomo di San Giorgio.
Nell’area sottostante all’ospedale vi era anche la sede della Congregazione dei Bianchi, a cui è intitolata una via.

- Castronovo di Sicilia, città demaniale: la via Ospedale è una via stretta sul retro della Chiesa Madre (1404) dedicata alla Ss. Trinità, in stile romanico. Sulla piazzetta, contornata dall’abside della chiesa e attraversata dal corso Umberto II, si affaccia un moderno fabbricato ad un piano, ristrutturato nel 1970, che oggi funge da poliambulatorio civico e Guardia medica, e che probabilmente è stato eretto sul luogo dove sorgeva un piccolo ospedale (San Ciro ?) più antico (esistenza di un hospitale medievale, 1549/1551; citato un ospedale settecentesco) sostenuto da un Monte di Pietà.

- Chiusa Sclafani [conte di Chiusa]: la via Ospedale è una stretta viuzza caratterizzata da archi, sotto la chiesa di S. Maria Assunta dalla facciata barocca; essa è in riferimento ad una piccola struttura ospedaliera fondata nel 1545 da privati cittadini, amministrata dalla Compagnia dei Bianchi (foto); l’infermeria dagli anni ‘50 non è più esistente.

- Gagliano Castelferrato: ospedale e chiesa di San Bartolomeo (XVI secolo). Esiste tutt'oggi la via Ospedale. 

- Gangi [barone di Gangi]: la via Ospedale testimonia l’esistenza di un hospitale medievale, ancora attivo nel Settecento, sostenuto da un Monte di Pietà (18 posti letto nel 1954).

- Gratteri [barone di Gratteri]: la via Ospedale testimonia la presenza in paese di una qualche struttura ospedaliera di cui non c’è più traccia.

- Lipari: la via Ospedale è connessa ad un ospedale fondato dal barone Russo nel 1700.

- Rometta: via Ospedale S. Spirito, accanto all’omonimo ospedale abbandonato negli anni ’50 (foto) del secolo scorso ed in parte trasformato in Scuola media. In precedenza, dopo il 1866, l’ospedale era ospitato presso il convento della Vergine Annunziata. Una più vecchia struttura ospitava 6 ammalati nel 1855.

- San Fratello: la via Ospedale è in riferimento una piccola struttura mantenuta da un legato di ospitalità, la cui presenza è documentata nel seconda metà del Settecento.

- Santo Stefano di Camastra: la modesta via Ospedale, subito dietro il duomo di San Nicola di Bari, è presente senza un’apparente ragione storica, se non per la probabile esistenza in paese di un’Opera Pia clericale.

- Sclafani Bagni [conte di Sclafani]: la via Ospedale, nella parte medievale del piccolo paese incastonato alla sommità ripida e dominante di una bianca altura rocciosa, è presente senza un’apparente ragione storica. Vito Amico riporta la presenza di un ospedale e Monte di Pietà nella chiesa di San Nicola. Nei dintorni sorgeva un tempio sacro ad Esculapio, forse in vicinanza delle terme sulfuree a valle.

- Spadafora: la presenza di una via Ospedale, in un paese (2.985 abitanti nel 1854) sede di principato o baronia, sembra senza un’apparente ragione storica.

- Villafranca Sicula: la via Ospedale, in un paese sede di principato, è una via stretta a fianco della chiesa di San Giovanni del 1698; sembra riferirsi ad una piccola struttura sanitaria non più esistente.

Una lista dei Comuni siciliani in cui è documentata, dalla seconda metà del Settecento alla prima metà dell’Ottocento ed oltre, la presenza di un piccolo ospedale per infermi (in parentesi la data di fondazione e qualche nota), ma in cui non si riscontra attualmente né una qualche struttura ospedaliera né toponimi di vie, piazze, cortili che ne attestano la passata presenza, è quella riportata sotto:

Alessandria della Rocca (chiesa di S. Anna)
Bisacquino (1601; 20 posti letto nel 1954)
Buccheri
Buscemi (chiesa di San Bartolomeo)
Calascibetta (1347; chiesa di S. Barbara)
Calatafimi (24 posti letto nel 1954)
Caltavuturo
Castelbuono (1685; infermeria negli anni ’50 del XX secolo)
Cattolica Eraclea (9 posti  letto nel 1954)
Ferla (ospedale Santa Caterina)
Geraci Siculo (1500)
Gibellina
Gioiosa
Giuliana (1560; 8 posti letto nel 1954)
Isnello (ospedale San Michele)
Marineo
Martini (ME) (1785)
Monforte San Giorgio (ME) (1617)
Palma di Montechiaro
Pettineo (inattivo nel 1950)
Piana dei Greci
Piraino
Pollina
Prizzi
Raffadali
S. Angelo di Brolo (XVII sec., ancora attivo negli anni ’50 del XX sec.)
S. Biagio Platani
S. Lucia del Mela (1500; inattivo nel 1950)
S. Marco d’Alunzio
S. Pier Niceto (Monforte [ME]; ospedale del Carmine)
S. Stefano Quisquina
Salaparuta (1781)
Sutera


Jean Houel, La processione della festa di Sant'Agata, guazzo, sec. XVIII

Basicò, via Ospedale

Buccheri, vecchio Ospedale


  Caccamo, ex ospedale "S. Spirito"


Caccamo, ex ospedale "S. Spirito", portale


Rometta, via Ospedale "S. Spirito"


Chiusa Sclafani, sede Compagnia dei Bianchi


  Caccamo, ex ospedale "S. Spirito" lato est

Nello sviluppare questa ricerca, oltre alla consultazione delle fonti negli archivi e nelle biblioteche, mi sono avvalso di interviste sul campo fatte ai “vecchi della domenica”, agli anziani giocatori di carte nella piazza del paese, all’ombra degli alberi, a nonni seduti in fila sul marciapiede davanti alla società operaia o artigiana, ai baristi solitari o alle ragazze della gelateria pronti al suggerimento nella calura del pomeriggio estivo, alle anziane casalinghe che ramazzano il davanzale di un vicolo stretto o innaffiano le piante. Le domande sull’esistenza di un vecchio ospedale del paese, che richiedevano una risposta alla loro antica memoria, talvolta impossibile o muta, talvolta pronta e dotta, al loro orgoglio di paesani, il più delle volte sorpresi, ma sempre gentili e consolatori per l’insistente mio interesse verso un loro ricordo, hanno avuto sempre un esito positivo.

(Amico Vito, Dizionario Topografico della Sicilia, tradotto dal latino e annotato da G. di Marzo, Palermo 1855-56, 2 voll.)
(Archivio di Stato di Catania, Fondo Prefettura, Opere Pie e Consiglio Generale degli Ospizi)
(Archivio di Stato di Palermo, Suprema Deputazione degli Ospedali, vol XXVI)
(De Grazia Giuseppe, Assistenza ospedaliera in Sicilia, Palermo 1956 pp, 103)
(Giornale di Statistica, Palermo 1863, Quadro statistico degli spedalinelle provincie siciliane)
(Pirri Rocco, Sicilia Sacra: disquisitionibus et notis illustrata, emendata et continuatione aucta et studio Antonini Mongitore, Palermo1733, tomi 2)
(Sacco Francesco, Dizionario geografico del Regno di Sicilia, Palermo 1799)
(Valenti Calogero, Ricchezza e povertà in Sicilia nel secondo Settecento, Epos Palermo 1982)

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