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Nel 1384, un ospedale sotto
il titolo della SS. Trinità fu fondato nelle case della
famiglia Signorino, proprietaria degli immobili e
benefattrice. Nel 1525, l’ospedale fu spostato dai rettori
nel quartiere detto allora di S. Michele, ed intitolato a
Maria SS. della Pietà. L’amministrazione e la cura fu
affidata alla Compagnia dei Bianchi. Questi chiamarono i
Fatebenefratelli ed il 22 febbraio 1681 fu redatto l'atto di
fondazione del convento-ospedale San Giovanni di Dio (Nostra
Signora della Pietà),
i cui capitoli
furono stilati dal notaio Giovanni Drago in data 7 aprile.
Nei Capitoli, di cui è stata rinvenuta una copia manoscritta
del 1781, venne stabilito che la gestione dell’istituzione
fosse affidata a cinque padri della compagnia ospedaliera
dei Fatebenefratelli, con l'obbligo di custodire la chiesa e
di provvedere a tutte le incombenze relative alla cura ed
all'assistenza degli infermi, affiancandovi anche una
sezione per le donne (65). La struttura sanitaria doveva
avere l'aromataria, cioè la farmacia; inoltre, fu stabilito
che i medici e i chirurghi venissero nominati dai
responsabili dell'ospedale e che i locali fossero avulsi dal
contesto del Monte di Pietà. Nel 1693 i governatori del
Monte di Pietà di Naso, Diego Martines barone di San Giorgio
a Morabito, il sacerdote D. Antonino Piccolo e Placido
Cuffari, affidarono l'incarico di chirurgo dell'ospedale a
Giuseppe Canciglia di San Salvatore di Fitalia con un
salario annuo di 8 onze. In seguito agli eventi
sismici del 1783, alla fine del Settecento l’ospedale era in
condizioni precarie (un religioso e 4 posti letto). Fu
abbandonato del tutto nel 1866.
L’ex ospedale dei
Bianchi fu interamente ricostruito ed oggi è visibile
nell'aspetto neogotico assunto nel secolo scorso (foto); ha
ospitato l’ospedale "Tenente Paterniti", ex sala operatoria.
L’ospedale relativamente moderno, oggi presidio
territoriale, è nella collina fuori paese (foto). |

Ex sala operatoria "Tenente Paterniti"

Nuovo presidio ospedaliero territoriale. |
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(S. Leone,
Storia dei Fatebenefratelli nella provincia romana,
voll. 2, Palermo 1999, pagg. 277/82) |